Un giorno il futuro di questo mondo sarà nelle mani dei nostri bambini. Fino a che punto saranno ferrati per far avanzare la società? Forse il metro di misura più certo è il successo dei nostri sistemi didattici che li preparano per quel ruolo, i quali però, in base alle indicazioni attuali, non sono all'altezza di tale compito. In questo periodo il livello di alfabetismo non sta tenendo il passo con le nuove tecnologie e con la costante valanga di informazioni che rendono più importante che mai la capacità di leggere, di comprendere e di mettere in pratica le informazioni ricevute.
Su scala mondiale quasi 1 miliardo di persone sono analfabete1 o quasi e i bambini che non vanno a scuola, che quindi a loro volta sono a rischio di analfabetismo, sono da 113 a 125 milioni. In Europa una sezione della popolazione stimata tra il 10 e il 20 percento non ha le conoscenze di base per leggere e scrivere, che sono vitali per sopravvivere nel nostro continente.
Le statistiche mostrano che il problema è di proporzioni disastrose, il che fa presagire una situazione economica costantemente precaria.
A livello mondiale l'analfabetismo nel campo del lavoro crea una perdita annua di 183 miliardi di euro, causata dall'abbassamento di produttività e dalla disoccupazione e criminalità che ne derivano. Le aziende sono obbligate a sviluppare programmi correttivi per insegnare a leggere, scrivere e fare calcoli ai loro impiegati affinché possano svolgere le loro mansioni.
Questo è un problema che riguarda l'intera società. Nel marzo 2000 i capi di stato di varie nazioni che fanno parte dell'Unione Europea si sono riuniti a Lisbona e in tale sede hanno delineato l'ambizioso piano decennale per rendere l'Unione Europea "una delle economie più competitive e dinamiche del mondo". Hanno correttamente identificato l'istruzione come un elemento vitale per il conseguimento di tale obiettivo, in particolare hanno stabilito di "aumentare la qualità e l'efficacia dell'istruzione e dei sistemi didattici nell'Unione Europea". Chiaramente, è un traguardo che non può essere raggiunto senza i mezzi per assicurare un'istruzione di alta qualità per tutti.
Per la comunità internazionale inoltre c'è il grande costo rappresentato da quelle nazioni sottosviluppate in cui l'analfabetismo è la norma. In che modo queste nazioni possono diventare produttive, o persino autosufficienti, se ampi settori delle loro popolazioni non sono in grado di leggere e imparare?
Infine, al di là dei fattori puramente economici, in che modo un individuo può veramente essere competente, capace e in grado di pensare con la propria testa, se non ha gli strumenti per assimilare facilmente le informazioni?
Non si può fare niente a questo proposito? O vi è qualche ingrediente mancante, di importanza cruciale, per ritrasmettere con successo le informazioni?
^ 1. Il World Education Forum definisce l'analfabetismo come "un'insufficiente acquisizione di conoscenza fondamentale durante la scuola dell'obbligo, che può far emarginare dal punto di vista sociale e specialmente economico gli adulti che ne sono soggetti." L'UNESCO ne fornisce questa definizione: "Un'incapacità di portare avanti qualsiasi attività per la quale sia necessario saper leggere, scrivere e fare calcoli, nell'interesse di un funzionamento appropriato del gruppo e della comunità."